{"id":14231,"date":"2020-04-22T12:43:16","date_gmt":"2020-04-22T10:43:16","guid":{"rendered":"http:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/?p=14231"},"modified":"2020-04-22T12:44:37","modified_gmt":"2020-04-22T10:44:37","slug":"lurlo-disperato-delle-famiglie-con-persone-affette-da-demenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/lurlo-disperato-delle-famiglie-con-persone-affette-da-demenza\/","title":{"rendered":"L&#8217;urlo disperato delle famiglie con persone affette da demenza"},"content":{"rendered":"<p>Articolo giornale Alto Adige, del 22.04.2020<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa.pdf\">scaricare l&#8217;articolo AltoAdige<\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_14234\" style=\"width: 1510px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14234\" class=\"wp-image-14234 size-full\" src=\"http:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"531\" srcset=\"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa.jpg 1500w, https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa-1030x365.jpg 1030w, https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa-768x272.jpg 768w, https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/wp-content\/uploads\/podiniasaa-705x250.jpg 705w\" sizes=\"auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14234\" class=\"wp-caption-text\">Dalla sinistra alla destra Alex Podini e Ulrich Seitz<\/p><\/div>\n<p>In questo periodo di pandemia e misure di contenimento dell\u2019infezione, le famiglie dei malati di\u00a0Alzheimer in Alto Adige si trovano ancora pi\u00f9 isolate e ulteriormente private dei supporti esterni (centri diurni\u00a0chiusi, attivit\u00e0 sospese, assistenza domiciliare ridotta).<strong>\u00a0<\/strong><strong>Spesso i malati e i loro caregiver rientrano nella categoria delle persone fragili<\/strong> e particolarmente\u00a0a rischio.<\/p>\n<p>Le persone con demenza, infatti, sono prevalentemente, ma non solo, di et\u00e0 superiore ai 60 anni, appartenenti quindi alla fascia di et\u00e0 con pi\u00f9 vittime causate dal Covid-19. Hanno quindi <strong>maggiori probabilit\u00e0 di contrarre la malattia<\/strong> perch\u00e9 meno in grado di adottare le misure necessarie a proteggersi e a ridurre il rischio di contagio tra chi gli sta intorno. Esse, infatti, potrebbero non ricordare di lavarsi le mani, probabilmente si scorderanno le tutele in caso di tosse, e potrebbero anche non riuscire a mantenere le distanze dalle persone infette. Possono inoltre soffrire di mal di testa, febbre bassa o tosse, <strong>senza riconoscerne i sintomi<\/strong> e senza essere in grado di comunicare ai loro caregiver che qualcosa non va. Potrebbero quindi avere bisogno di cure mediche immediate.<br \/>\nSe queste situazioni non vengono rilevate, potrebbero <strong>esporre gli altri al virus<\/strong> durante il periodo di tempo in cui \u00e8 altamente contagioso. Inoltre, le persone in oggetto tendono ad avere <strong>comorbidit\u00e0<\/strong>, anch\u2019esse legate a una maggiore probabilit\u00e0 di morte con un\u2019infezione da Coronavirus. \u201cChi assiste questi pazienti, che non hanno piena consapevolezza di quanto sta accadendo, vive una situazione difficile, deve affrontare problemi pratici &#8211; piani terapeutici da rinnovare, contatti col medico, gestione dei farmaci per i disturbi comportamentali &#8211; cercando di rimanere un punto di riferimento stabile per il malato\u201d, sottolinea Ulrich Seitz, Presidente dell\u2019Associazione Alzheimer Alto Adige. Lo smartworking \u00e8 evidentemente impossibile per badanti. In questo periodo mumerose\u00a0 famiglie, datrici di lavoro domestico non sanno esattamente come regolarsi, ricorda l\u2019Associazione Alzheimer. Quali accorgimenti si devono prendere a tutela della propria salute e di quella della propria badante?<\/p>\n<p>Domande su domande, che hanno reso necessario di intensificare il lavoro del gruppo di auto-mutuo-aiuto, con un\u2019offerta di consulenza pi\u00f9 ricca anche telefonica attraverso il numero verde 800660561, operativa ogni giorno dalle ore 7 alle ore 22. Attualmente registriamo da 20 a 25 chiamate al giorno, con episodi anche molto preoccupanti da tutto il territorio provinciale.<\/p>\n<p>Quello che si evidenzia sempre di pi\u00f9, \u00e8 secondo Seitz, il problema aggravato dall\u2019impossibilit\u00e0 di mantenere una routine quotidiana, cos\u00ec importante per chi soffre di demenza, ora che sono chiusi i centri diurni che in qualche modo contribuiscono a organizzare la giornata dei pazienti, e in qualche caso non sono disponibili le badanti o altre figure di riferimento. Senza dimenticare l\u2019ansia generata dalle notizie che arrivano. \u201cE\u2019 opportuno non lasciare il paziente solo a seguire telegiornali e notiziari, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 il rischio che percepisca le informazioni come un pericolo imminente che lo riguarda direttamente\u201c, spiega Seitz.\u00a0 \u201cUn altro problema \u00e8 legato alle restrizioni sul movimento, difficili da accettare anche per noi che abbiamo un atteggiamento almeno parzialmente razionale\u201c . Per questi pazienti, a volte, la passeggiata quotidiana \u00e8 un appuntamento importante, e il rischio \u00e8 che la privazione accentui l\u2019agitazione o le tendenze al vagabondaggio, che rendono necessari maggiori controlli per evitare che i pazienti possano uscire da soli. Altrettanto difficile spiegare che \u00e8 necessario lavarsi le mani continuamente, ed evitare i contatti fisici ,\u201cche sono molto importanti dal punto di vista emotivo, e nei casi pi\u00f9 gravi indispensabili per l\u2019assistenza \u201c, sottolinea la neurologa.\u00a0L\u2019attuale Pandemia da Covid-19 rappresenta un fattore di rischio soprattutto per gli anziani perch\u00e9 sono pi\u00f9 suscettibili alle infezioni, \u00a0Questo periodo di reclusione forzata non deve perci\u00f2 cambiare le abitudini salutari. Una corretta alimentazione e lo svolgimento di un\u2019attivit\u00e0 fisica adeguata possono e devono restare la consuetudine: l\u2019attivit\u00e0 fisica pu\u00f2 aumentare le capacit\u00e0 di difesa del sistema immunitario, perci\u00f2 dovrebbe essere svolta abitualmente\u201d.<\/p>\n<p>Le richieste sono effettivamente diverse. Impossibile ipotizzare che nei casi pi\u00f9 gravi queste persone vengano lasciate da sole, senza i loro famigliari o assistenti personali che conoscono, per esempio.<\/p>\n<p>Un supporto molto importante di aiuto, anche economico per poter aiutare i casi pi\u00f9 gravi con la messa a disposizione di consulenze\/attivit\u00e0 pratiche, \u00e8 stato garantito dall\u2019imprenditore Alex Podini, che da anni accompagna i progetti vari dell\u2019Associazione Alzheimer attraverso Podini Holding con molta convinzione.\u00a0 Ulrich Seitz \u00e8 felice di questa partecipazione attiva, nonch\u00e9 amicizia particolare, anche perch\u00e9 i fabbisogni sono aumentati drasticamente in questa periodo di pandemia, soprattutto per le famiglie, dove si devono anche affrontare difficolt\u00e0 per la cassa integrazione e per il pericolo di perdere il proprio lavoro, a causa della drammatica situazione economica, che si aggiunge ai gi\u00e0 esistenti problemi socio-sanitari nei nuclei familiari in questione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo giornale Alto Adige, del 22.04.2020 scaricare l&#8217;articolo AltoAdige In questo periodo di pandemia e misure di contenimento dell\u2019infezione, le famiglie dei malati di\u00a0Alzheimer in Alto Adige si trovano ancora pi\u00f9 isolate e ulteriormente private dei supporti esterni (centri diurni\u00a0chiusi, attivit\u00e0 sospese, assistenza domiciliare ridotta).\u00a0Spesso i malati e i loro caregiver rientrano nella categoria delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":14238,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[48,43,87],"tags":[],"class_list":["post-14231","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asaa-nei-mezzi","category-azioni","category-corona-it"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14231","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14231"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14231\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14238"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14231"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14231"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archiv.alzheimer.bz.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14231"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}