Nonostante le iniziative estive funzionanti, le grida di aiuto sono inequivocabili
Anche quest’anno, a causa della Pandemia-Corona, in tutto il territorio provinciale mancano ancora molti servizi di assistenza pomeridiana per le persone con malattie croniche e soprattutto cognitive. Per questo l’Associazione Alzheimer Alto Adige (ASAA) nei mesi estivi si concentra sempre più su diversi progetti che si rivolgono alle persone direttamente colpite, ai loro familiari, agli assistenti stranieri e ai collaboratori delle professioni assistenziali. Per esempio, il nostro corso di arteterapia con le esperte Ulrike Hofmann, Patrizia Trafoier e Rita Mentzel, che si svolge settimanalmente al “Museion” di Bolzano, è molto amato e viene accolto con tanto affetto, sottolinea il presidente di ASAA, Ulrich Seitz.

Nella foto: il presidente di ASAA Ulrich Seitz con i partecipanti all’arteterapia al “Museion” di Bolzano.
Le molte chiamate ricevute ogni giorno al numero verde dell’Associazione Alzheimer 800660561 sono aumentate significativamente rispetto agli anni precedenti, dice Seitz. Ciò che colpisce è che con il periodo pandemico, l’argomento “depressione e demenza” viene sollevato sempre più spesso tra coloro che cercano aiuto. È ovvio che l’esperienza della propria perdita di memoria, della capacità di tenere traccia delle cose o della perdita di autonomia può portare alla depressione. Vediamo nei nostri “screenings”, che garantiamo nell’associazione, che la depressione influenza massicciamente l’elaborazione delle informazioni nel cervello e le prestazioni corrispondenti e peggiora rapidamente i sintomi della demenza. Stiamo quindi inequivocabilmente lanciando l’allarme, sottolinea Ulrich Seitz, perché i tempi di attesa per le visite differibili e programmate nei reparti della geriatria, della neurologia o della riabilitazione (fisica e mentale) nella nostra realtà superano di nuovo di molto i tempi di attesa massimi stabiliti dal Governo. E se si considera che con circa 25.000 altoatesini che soffrono attualmente di depressione, una gran parte riguarda gli anziani, e sono proprio loro che potrebbero essere seguiti da punti di contatto efficienti, dobbiamo chiedere che ci sia un miglioramento evidente in questo contesto. Nella valutazione di circa 200 casi che Seitz ha raccolto negli ultimi mesi, è chiaro che la comparsa di sintomi depressivi nella demenza sta diventando sempre più un peso enorme per le famiglie del paese. Le difficoltà che sorgono sono molteplici, diverse da persona a persona, ma tali persone si comportano in modo apatico, irrequieto, irritabile, combinato con disturbi del sonno e in circa il 50% dei casi con pensieri suicidi. Seitz ci ricorda che in innumerevoli situazioni c’è una totale impotenza di chi assiste di fronte alla sofferenza dei propri cari. Sulla base dei fatti presentati, l’ASAA parte con un altro pacchetto, cioè l’integrazione mirata di un accesso efficiente attraverso la “validazione” con insegnanti formati internamente.
Ulteriori informazioni su info@asaa.it


